CITOMEGALOVIRUS: 5MILA BAMBINI INFETTATI OGNI ANNO

Author: host/domenica 10 luglio 2016/Categories: Diagnosi prenatale

CITOMEGALOVIRUS: 5MILA BAMBINI INFETTATI OGNI ANNO
Il Citomegalovirus fa parte della famiglia degli Herpesvirus ed è molto comune.

Si trasmette solo da uomo a uomo tramite i fluidi del corpo, come la saliva, il sangue, l’urina, i liquidi seminali, le secrezioni vaginali e il latte. La fonte di contagio più frequente sono i bambini piccoli, che possono rilasciare il virus nelle urine anche dopo mesi o anni dall’inizio dell’infezione.

Una volta contratta l’infezione, il virus rimane nell’organismo per tutta la vita in modo latente, ma, in caso di indebolimento del sistema immunitario, potrebbe riattivarsi.

Nelle persone immunodepresse può causare danni molto gravi agli occhi, al fegato e agli apparati respiratorio, gastrointestinale e nervoso. 

Se l’infezione viene contratta durante la gravidanza non comporta rischi per la gestante, ma può essere molto pericolosa per il bambino (sia prima che dopo la nascita), in quanto può portare problemi di udito, ritardo nella crescita, fegato ingrossato, piccole emorragie che si manifestano come macchie rosse sulla pelle, dimensioni piccole della testa, ittero e convulsioni.

Nonostante in Italia ogni anno vi siano 13mila casi di infezioni primarie nelle donne in gravidanza, 5mila bambini nati con l’infezione congenita, di cui almeno 800 destinati a soffrire di disabilità permanenti, non esistono screening del virus né prima, né durante, né dopo la gestazione.

L’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) durante la conferenza internazionale sull’infezione congenita da Citomegalovirus umana ha chiesto espressamente che vengano creati programmi di screening per individuare l’infezione.

“Il Citomegalovirus umano è la principale causa di infezione congenita nei Paesi sviluppati, con un’incidenza complessiva dello 0,7% di tutti i nati vivi ed è la principale causa di sordità non genetica in età pediatrica. In Italia il 60-70% delle donne in età feconda ha anticorpi CMV-specifici, segno che ha contratto questa infezione una volta nella vita. Se l’infezione viene contratta per la prima volta da una donna in gravidanza, può trasmettersi al feto in circa il 40% dei casi” ha spiegato Pierangelo Clerici, presidente Amcli.

Dei neonati che nascono con questa infezione il 10% avverte sintomi più o meno gravi dalla nascita e l’80% di questi svilupperà gravi disturbi nei primi due anni di vita, con un tasso di mortalità del 10%.

Il 5-15% dei bambini infetti ma asintomatici svilupperà delle complicazioni successivamente, nel corso della crescita.

“Si tratta di un problema complesso e in pratica ancora poco conosciuto anche se molto ‘chiacchierato’. Il summit di Venezia offre un’opportunità per individuare e implementare azioni concrete per fronteggiare e alleviare i problemi associati a questa patologia.” ha aggiunto Tiziana Lazzarotto, professore di Microbiologia del Policlinico Universitario Sant’Orsola di Bologna.

Fonte: corriere.it

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